L'elenco dei
libri e dei film sul cioccolato è davvero molto vasto.
Si pensi ad esempio al successo del film "Chocolat" tratto
dal romanzo di Joanne Harris e girato dal regista Lasse Hallström (2001),
dove una splendida cioccolataia interpretata dalla splendida Juliette Binoche,
dallo spirito libero e ribelle, grazie al suo modo di fare e soprattutto
alle sue prelibatezze di cioccolato, riesce nell'ardua impresa di restituire
alle donne del paese il piacere di vivere la vita e gli amori.
Si vedono pralines,
petit-fours, torte e tavolette di cioccolata, cioccolatini in quantità,
si bevono (per consolazione, per curiosità, per golosità)
molte tazze di cioccolata calda, si scopre l'afrodisiaco cacao grezzo con
un pizzico di peperoncino e questo dà un piacevole senso di calore
fisico. Essenzialmente la cioccolata va oltre se stessa, rappresenta
la dolcezza del vivere, l'appagamento del gusto, la sensualità e
il piacere, a contrasto con il rigore bigotto, la repressione, il doverismo
e la tranquillità come massima aspirazione esistenziale che contraddistinguono
un villaggio della campagna francese dominato dall'autoritario conte di
Reynaud, discendente della famiglia ex feudataria locale. (Fonte: L'Espresso
- 1 marzo 2001- Letizia Gabaglio).
In "Grazie per la cioccolata" di Claude Chabrol (2000)
una pericolosa Isabelle Huppert fa della cioccolata un strano strumento di
morte.
Il regista pone sotto la lente della cinepresa la banalità
del male, ovvero l'orrore discreto della borghesia, attraverso due famiglie:
una composta dal pianista (un gentile e misurato Dutranc), dal figlio avuto
dalla ex-moglie defunta, e dalla materna, premurosa e (troppo) invadente
Huppert; l'altra da una madre e da una figlia pianista in erba che, turbata
ed incuriosita dalla possibilità di essere figlia di un maestro del
pianoforte, si introduce nella sua vita famigliare e scopre che questa seconda
moglie, glaciale ed impeccabile dispensatrice di consigli, sorrisi e tazze
di cioccolata, potrebbe aver eliminato la prima moglie. (Fonte: Pasticceria
Internazionale - n.150 del settembre 2001)
L'icona della nudità ricoperta di fondente "Sweet movie"
del regista Makavejev (1974) rappresenta un rapporto fisico con il cioccolato
che sovrintende al sottogenere del surreale e dello humor nero.
Molto più casto, seppur con la medesima icona, "Volere volare"
di Maurizio Nichetti (1991).
Assume invece risvolti amorosi ne "Il magnifico Bobo" di R.
Parrish (1967), in cui Olimpia (Britt Ekland) lancia una scatola aperta
di cioccolatini dalla finestra a Juan (Peter Sellers), accettando l'invito
che solo un attimo prima aveva rifiutato.
Il cacao è anche catalizzatore di excursus filosofici: ad esempio
in "Bianca" di Nanni Moretti (1984) diventa simbolo dell'insoddisfazione
esistenziale. Moretti è Michele, professore di matematica in una
scuola privata, avvezzo ai calcoli astratti, ai teoremi ai numeri e profondamente
solo. Pieno di fobie ed ossessioni passa il suo tempo libero spiando vicini
ed amici, invadendone l'intimità.
In "Buon compleanno Mister Grape", sempre di L. Hallström
(1993) con Johnny Depp e Juliette Lewis, la corpulenta mamma sprofonda
nei cioccolatini i chili della sua tristezza.
Evelyn (Kate Bates) in "Pomodori verdi fritti" di J.
Avnet (1991), sgranocchia barrette di cioccolato tutto il giorno e, piangendo
confessa alla signora Tredgegood la sua infelicità: "Non faccio
altro che mangiare, nascondo la cioccolata dappertutto...". E
se Evelyn usa il cioccolato come consolazione, Idgy e Ruth, sempre nella
stessa pellicola, lo spalmano in faccia all'antipatico poliziotto razzista.
Lo spaventato E.T. l'extraterrestre, nell'omonimo film di Spielberg (1982),
arriva al garage di Elliot seguendo una pista di cioccolatini.
In "Forrest Gump" di R. Zemeckis (1995) Tom Hanks scandisce
la nota frase: "La mia mamma diceva sempre che... la vita è
come una scatola di cioccolatini... non sai mai quello che ti capita".
Interessante il testo dello psicoterapeuta neozelandese Murray Langham "Cioccolatoterapia, la nuova via ai segreti del
vostro più intimo io" (Salani Editore). In questo libro "senza precedenti" l'autore celebra il cioccolato, ne scopre le intriganti implicazioni, trasforma una scatola di cioccolatini in un divertente gioco di società, propone illuminanti interpretazioni psicologiche del nostro rapporto con il cibo degli dei, una metafora della vita:
"Dimmi che cioccolato mangi e ti dirò chi sei. Che cioccolato vi piace? Fondente o al latte? Scegliete i cioccolatini nudi o quelli incartati? E quanto ai ripieni, li preferite duri o cremosi, e di che sapore? Dopo aver mangiato un cioccolatino, cosa fate con la stagnola: la arrotolate, la lisciate, ne ricavate piccoli origami? Queste preferenze possono rivelare insospettabili aspetti della vostra personalità. probabilmente non avete mai pensato che la vostra attrazione per una forma, per un ripieno, e il modo in cui giocate con la stagnola, possono essere una spia del vostro io più segreto."
Tra i tentissimi testi che trattano questo dolce argomento, ricordiamo anche:
Coe Sophie D., Coe Michael D.
La vera storia del cioccolato, Archinto, Milano, 1997.
Bailleux, Bizeul, Feltwell, Kopp, Kummel, Labanne, Pauly, Perrard, Schiaffino
Cioccolato, il cibo degli dei, Mondatori, Milano, 1996.
Coady Chantal
Chocolate, the food of the gods, Pavilion, Londra, 1993.
Robert Harvé
Les vertus thérapeutiques du chocolat, Artulen, Parigi 1990.
Schiaffino Maria Rosa
Cioccolato e Cioccolatini, Idealibri, Milano, 1985.
Soustelle Jacques
La vie quotidienne des Azteques, Hachette, Parigi, 1983.
Minifie Bernard
Chocolate, cocoa and confectionery, Avi Pub. Company, Westport, 1980.
Dufour Philippe Silvestre
Traitez nouveaux et curieux du café, du thé et du chocolate, Lyon, 1688.