L'elenco è sconfinato: scrittori, musicisti, principi, re, imperatori
e persino alcuni papi sono stati preda della travolgente passione per
il cioccolato, solido o liquido che fosse.
Proprio a proposito di papi, si narra ad esempio che Papa Pio V, nel 1569,
zittì chi fosse contrario al consumo di cioccolato durante i periodi
di digiuno affermando, "ufficialmente", che una tazza di cioccolata,
in quanto liquida, era certamente consentita.
Passando alle famiglie reali, si racconta che in Francia le nobildonne
(come, ad esempio, Madame de Maintenon, sposa del Re Sole) non potessero
fare a meno dello squisito alimento. Madame de Pompadour e Madame du Barry
(le favorite di Luigi XV) la utilizzavano come cibo afrodisiaco; e Maria
Antonietta, moglie di Luigi XVI, pare che addirittura viaggiasse sempre
accompagnata dal suo "cioccolatier" personale. E ancora, invidiando
le magrezza delle donne spagnole, Madame d'Aulnoy, affermava che "...non
esiste nulla di più bruciante della cioccolata che esse bevono
in grande quantità. Inoltre, aggiungono avventatamente del pepe
e altri condimenti che le consumano letteralmente".
La marchesa de Sévigné, nobildonna francese del XVII sec., esaltava le qualità corroboranti della
cioccolata come rimedio per contrastare sintomi e depressioni.
Curioso è lo stratagemma
escogitato da alcuni giovani maestri cioccolatieri tedeschi per aggirare
il divieto - imposto alle donne di corte - di consumare alcolici: produssero
infatti delle squisite praline ripiene di acquavite, accontentando la
golosità delle gentildonne e salvandone, nello stesso tempo la reputazione.
Come tutti ben sanno, la passione per la cioccolata non apparteneva
solo ai regnanti: lo stesso Voltaire, dicono che ne consumasse, in tarda
età, oltre dodici tazze nell'arco di una sola mezza giornata, ritenendola
una bevanda assai sostanziosa e graditissima al palato.
In alcuni trattati scientifici datati 1684, l'utilizzo del cioccolato
era fortemente consigliato perché: "Cura la fiacchezza, i
reumatismi e perfino il colera...".
Alfredo Richelieu, fratello del più famoso Cardinale nonché
Ministro del Re di Francia Luigi XIII, beveva cioccolata per "calmare
l'ira, i vapori della milza... migliorare l'umore". E che le proprietà
curative del cioccolato fossero ben note, lo testimonia anche il
libro-spese di un convento settecentesco riportante la nota relativa all'acquisto
di cioccolata per due monache in depressione.
L'abitudine a bere cioccolata nei conventi durante il '600, è documentata
persino dal Manzoni nella sua opera più celebre - I Promessi
Sposi - nel brano in cui la Madre Superiora, offre alla giovane e nobile
fanciulla che diventerà la sfortunata Monaca di Monza, una fumante
tazza di cioccolato con l'intento di renderle meno traumatico l'impatto
con le asprezze della vita conventuale.
A Venezia Giacomo Casanova ne faceva largo uso ed era grande sostenitore
delle sue qualità afrodisiache. Sempre a Venezia, le botteghe del
caffè erano anche botteghe della cioccolata. Carlo Goldoni, nelle
sue commedie, testimonia più volte la diffusione di tale delizia
elogiandone le qualità; e persino la "Gazzetta veneta",
diretta da Gaspare Gozzi, documentava (nel 1760-61) l'enorme diffusione
della bevanda. Parini, nella sua opera "Il Giorno", invitava
il suo aristocratico "giovin signore" a bere mollemente proprio
quel "...brun cioccolate...".
Del resto, il cioccolato visse il momento di massimo splendore proprio
verso la fine del '700 grazie ai veneziani e ai fiorentini che contribuirono
a diffonderlo.
Anche Goethe amava follemente il cioccolato tanto da offrire fiori e cioccolatini
per conquistare i favori dell'amata, accompagnando i doni con questa frase:
"Alla mia amata io mando dolci e fiori perché capisca come
sia dolce e bello il mio amore per lei".
Mentre in Germania Goethe
scriveva questi versi, nella vicina
Austria Wolfgang Amadeus Mozart faceva cantare il desiderio di cioccolata
nella sua opera "Così fan tutte".
Il cancelliere austriaco Metternich, noto per la sua fama di goloso dal
palato raffinatissimo, è all'origine della nascita di una famosa
torta, la Sacher,
che prende infatti il nome dall'omonimo pasticcere di corte che per lui
la creò. La Sachertorte, inventata nel 1832, è uno dei tanti
simboli che contraddistingue la città di Vienna e seduce, ancora
oggi, chiunque ami il cioccolato.
E non finisce qui: la cioccolata era amatissima anche dai musicisti,
tra cui si annoverano personaggi del calibro di Tchaikovsky e Strauss.
Tra gli scrittori ricordiamo personaggi come Stendhal e il sommo vate Gabriele D'Annunzio,
il quale (un po' come Casanova!) si concedeva dei cioccolatini fondenti
prima di ogni "rendez-vous" amoroso.
Il famoso scrittore Alexandre
Dumas, in visita a Torino nel 1852, fu catturato dalla squisita bevanda
a base di caffè e cacao, servita in un bicchierino con il manico,
da cui prese il nome di "bicerin". E anche Marcel Proust nella
sua Recherche scriveva: "...ci veniva offerta una crema al cioccolato
fuggitiva e leggera...".
Vittorio Emanuele I,
dopo un ricco pasto, era solito gustare una fetta di torta "Principe
di Piemonte", decorata con un leggero strato di cioccolato fondente
grattugiato.
Per passare a tempi più recenti, pare che ai peccati di gola non
sia sfuggita neppure la regina Elisabetta d'Inghilterra, amante del gelato
al cioccolato e menta, mentre suo marito Filippo di Edimburgo pare che
adori il soufflè.
Hillary Clinton invece ama i biscotti al cacao.
"Il tabacco può uccidere, la cioccolata no". Così
ha parlato il presidente cubano Fidel Castro, arrivato a Ginevra per il
cinquantesimo anniversario dell'Organizzazione mondiale della sanità,
sottolinenado così il suo pentimento come ex fumatore di sigari:
"Fanno male alla salute, molto meglio un pezzo di cioccolato".